
Angelica

L’angelica è una pianta imponente, quasi architettonica, che cresce in ambienti umidi e freschi dell’Europa settentrionale. Alta, robusta, con fusti cavi e infiorescenze a ombrello, è una botanica che comunica struttura già dal suo aspetto. Nulla in angelica è fragile: ogni parte sembra costruita per sostenere e durare.
In distillazione viene utilizzata principalmente la radice, una materia prima densa e complessa. Il suo profilo aromatico è terroso, speziato e leggermente amaro, con note calde, muschiate e una sensazione asciutta che ordina il sorso. L’angelica non cerca mai il protagonismo aromatico: lavora come una spina dorsale, dando direzione e coerenza all’insieme.
Dal punto di vista fitochimico, la radice di angelica contiene oli essenziali, cumarine e sostanze amare, tradizionalmente associate a un’azione digestiva e tonica. Nella tradizione erboristica europea l’angelica è stata impiegata come supporto nei periodi di affaticamento e per favorire la digestione, sempre in un’ottica di utilizzo misurato e consapevole.
In cucina e nella liquoristica tradizionale, l’angelica è stata storicamente utilizzata per aromatizzare liquori, amari e preparazioni speziate, proprio per la sua capacità di legare componenti diverse senza sovrastarle. È una botanica che “tiene insieme” più che emergere, rendendo leggibile una struttura complessa.
In distilleria, l’angelica è una presenza fondamentale. È utilizzata in Amaro Ardelio e in Gin Callidus, dove svolge un ruolo strutturale: sostiene le note amare, dialoga con le radici e stabilizza il profilo aromatico complessivo. Senza angelica, l’equilibrio sarebbe meno saldo.


